Gente del Quindicesimo

COME ERAVAMO
Di Antonio Toscano
 

Nella foto-testimonianza ci siamo io e l’atipico Mario ed in secondo piano il lungo Conti, il giovane e baffuto Sorino in versione “PAULISTA” e, soprattutto, il mio caro e compianto Aldo Iacoella.

Mi sembra di ricordare che era una serata che si concludeva con il “passaggio basso” nella cantina del “Neo” Campi, dove si assaggiava il famoso Pantano Bianco; si assaggiava, ma…a fiumi!!!

Altra tempra: anni ’80!

 Cena di Gruppo di giovani leoni

C’era una disponibilità verso i colleghi di lavoro che poteva sembrare anche un poco godereccia ed a tratti irriverente, ma era la traccia del tessuto di quello che stava per accadere ad uno Stormo, inteso soprattutto come la spinta individuale verso i colleghi in modo da formare una trama tra le persone ed il loro lavoro: tutti insieme, nobili e non, presi più volte con il massimo esponente, la nostra regola base, la formula matematica del fattor comune di “Gente” che fa del lavoro e della vita l’obiettivo primario.

Al Neo Campi nessuno aveva suggerito di portare i colleghi in cantina, ma la spinta affettiva e partecipativa era tale che nessuno poteva sottrarsi a questo nuovo modo di intendere il lavoro. Innanzitutto la condivisione della vita, nelle sue variabili che erano state tenute sempre fuori, come la famiglia, i destini, le vicissitudini, ecc.

Eppure il Neo citato metteva sul piano del fattor comune qualcosa che fino ad allora era stato riservato solo alla sfera del privato.

A queste kermesse epicuree qualcuno si defilava, più per timidezza che per ferreo autocontrollo, perché lo spirito c’era e si vedeva in tutti, nessuno escluso.

La partecipazione, così come la condivisione, erano e sono gli elementi portanti del destino comune, una sorta di più rotaie parallele che corrono nella stessa direzione.

Il “modo” con cui si facevano le cose del lavoro e dell’impegno socio-professionale, somiglia moltissimo a quel famoso canto che riecheggia sempre fin dal secolo XV

( QUINDICESIMO…guardate un po’ l’assonanza):

“Quanto è bella giovinezza,

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto sia:

del doman non v’è certezza

Quasi come un (doloroso) presentimento del breve ma intenso splendore di uno Stormo che rinasceva.

Credo che il segreto di quella stagione rinascimentale fu soprattutto nella “filosofia del Gruppo”, l’85° in primis, che fece da traino e da nuova preposizione alla vita fino ad allora scandita dagli orari di servizio, vieni alle 8 e vai via alle 16.

Al Gruppo ci si stava sempre, in ogni occasione, in ogni circostanza, in ogni allarme, presente ad ogni sua chiamata. Come quando di notte, un oggi famoso Generale mi fece trasportare con la macchina a Vigna di Valle per fare da piantone armato dentro un velivolo dei neo-acquisiti “Bombardieri d’acqua” che non riusciva più a decollare dal lago di Bracciano: un freddo cane, ma lo si faceva perché il Gruppo portava sempre a termine i propri incarichi.

Non credo che ci fossero misteriosi motivi o grandi vendette da compiere, c’era il destino comune, quella sorta di target (un poco di modernità non guasta) dove devono confluire tutte le forze, le disponibilità, le motivazioni ed i diversi disegni di personalità. Non abbiamo mai permesso ad un “temporaneo sabotatore sottostimato” di scompaginare il Gruppo, operativo, addestrativo, manutentivo, solidale, umano e professionale. Perché esso era la nostra risorsa più forte e che faceva da scudo ad ogni esigenza, nel senso che il grosso del lavoro si faceva in quel luogo, di giorno e di notte, per 365 giorni l’anno (compresi i festivi ed i superfestivi), vista la sua vicinanza al “sole” che permette la vita, ma che può bruciare tutto in un baleno.

Poi dove c’era da combattere, combattevano, anche sapendo che i rischi di non uscire vivi erano “statisticamente significativi”.

Per quanto sopra vi rimando alla nostra operazione in quel teatro (in tutti i sensi) che scaturì dal lancio del missile libico verso Lampedusa, un post evento dopo la traversata da Ciampino a Cipro per l’Achille Lauro. Chi sa può raccontarla, a bassa voce s’intende.

Superammo ogni ostacolo, con la nostra forza dello stare insieme, sempre uniti e sempre con il sorriso sulle labbra, ma guai a provocare più di una volta, qualcuno si pentì, sotto il profilo della carriera militare s’intende.

Detto in italiano, ne abbiamo bollito di mediocri, nessuno ci ha mai fatto un baffo.

In Partenopeo si dice in altro modo, molto più colorito, ma sempre efficace.

Il nocciolo duro del Gruppo era inscalfibile, fino a quando l’età e l’anzianità di servizio lo hanno permesso.

Poggiava su autentiche colonne portanti, gente che stava in volo come a casa propria, leggi i Campi, Fischione, Fabbri, Roda, Generosi, Votantonio Berardo, ovvero, come diceva l’atipico Mario, gente che di SGA, SGU, SLE, SMA, SMI, non ne sapeva nulla perché la loro professione era il volo; come i nostri magnifici specialisti, Cioffi, Bettanello, Pompei, Catini, Oroni, Sestili, Pucci, che formavano le schiere di giovani come Affetto Zona, Claudio Milana, Mimì Saldamarco, Tommasantonio Ursini, Pinardi, Menna, Barni e mi fermo perché l’elenco diventa lungo. Un Gruppo dove in manutenzione andava ogni macchina che necessitava, uscendo sicura ed affidabile, anche a costo di lavorare di notte per consegnare la macchina “efficiente e lavata” al mattino (mi viene un groppo in gola!!!). Mi pare ancora di vederli come un nugolo di formiche operaie intorno al “capitale da difendere”, arrampicati su scale e scalette, chi dentro e chi fuori…

Gente del Quindicesimo che ha avuto l’onere e l’onore di plasmare, incorporare e lanciare tanti giovani leoni accademici, temporaneamente dirottati ovviamente su SGA, SLE, ecc.ecc., per altre finalità organizzative certamente, ma ogni volta accolti e reintegrati come Comandanti, nello spirito fatto soprattutto sull’autorigenerarsi in un lavoro che significa “equipaggio”, vita intra ed extra-moenia, alfa ed omega di ogni cultura di base per il successo operativo.

Il nocciolo spingeva i Cuccu, Di Lorenzo, Clemente, Romanini, Calzetta, Sorino, Conti, Trinca, Barale (il Seminatore d’oro per eccellenza) che ricevuta la spinta, spingevano a loro volta una giostra perpetua che girava in allegria e concordia, soprattutto con la mentalità della salvaguardia dello Stormo e della sua Gente: una difesa insuperabile degna di giocare in coppa del mondo, con un attacco da paura!!!.

Con molta probabilità dimentico qualche nome-protagonista e me ne scuso, la memoria comincia a difettare.

Tutto il resto è noia, come cantava il miglior Califano.

Ogni giorno una vittoria, ogni giorno un recupero impossibile, salvataggi “a go go”, fatti e non parole; concretezze e non ipotesi. Per gli increduli e per i non informati si prega di leggere le statistiche delle operazioni di soccorso effettuate negli anni 80 e 90 nei numeri di Nec in Somno Quies custoditi allo Stormo.

Ogni giorno primo e secondo allarme in volo, ed in base gli altri ad addestrarsi, pronti ad ogni evenienza, pronti ad ogni esigenza, preparati con la mentalità della solidarietà e della colleganza, cotti a puntino e pronti per essere serviti, sicuri di mai abdicare davanti ad una richiesta; se due equipaggi erano in volo, si preparava un terzo ed anche un quarto se era possibile. Grande Stormo il 15°, che dirottava anche altri elicotteri dei Centri co-fraterni che ne avevano disponibilità, verso l’obiettivo della prontezza a tutte le ore.

Una squadra imbattibile, mai perdente, fuoriclasse che nascevano in continuazione… Mulas, Albanese, Iannone, Fucci, Orlandi ed il “Nonno” Ivaldi, ora per altri lidi, degno erede di Votantonio Berardo. Che Stormo ragazzi!!!

É capitato molte volte che, rientrando da una missione operativa in piena notte, trovavi qualcuno ad attenderti nella sala attesa equipaggi, il quale si era premurato di far trovare allo stanco equipaggio un piatto di fumanti spaghetti alla matriciana!!!

Dove non arrivava l’organizzazione (sempre deficitaria), arrivava lo spirito di solidale fratellanza che animava tutti, nessuno escluso, sorpassando a velocità della luce ogni possibile magagna o disattenzione logistico-organizzativa, dove gli ARS facevano sempre la loro parte facendosi interpreti di cose non dette o non recepite.

Viva i passaggi bassi nella cantina del Neo Campi, evviva le cenette con l’equipaggio tutto; evviva ancora a quanti, montando d’allarme alle 21, condividevano quei momenti di grandi prospettive; volare e stare insieme: il segreto di Maria Calzetta!!!

Viva il Quindicesimo Stormo e la sua Gente, ieri, oggi e sempre, che possano formare tanti noccioli duri su cui contare per l’avvenire.

Vogliate perdonarmi il modo per raccontare un pezzo di grande storia di uomini e di macchine, come testimonianza vista da altra prospettiva; ma quando si racconta la storia, l’etica rigorosa per la verità è d’obbligo.

MAMMAJUT