Gente del Quindicesimo

foto1Pillola di arte aviatoria nel “Mammajuto” di pietra immortale

 

 

 

  Facendo una passeggiata per ammirare quello splendido connubio di architettura razionalista italiana e neoclassicismo semplificato [1] che è l’EUR [2] disegnato dall’architetto Piacentini, o semplicemente percorrendo la Via Cristoforo Colombo, l’attenzione si ferma ammirata su quella guglia agile e svettante che è l’Obelisco Marconi, posto al centro della piazza dedicata al geniale scienziato.

La posizione di questo Obelisco, così al centro di una piazza, ariosa e spaziosa sì, ma essenzialmente spartitraffico tra i due ampi viali della Colombo, sottrae la pregevole opera agli sguardi che vorrebbero essere più attenti ed impedisce di godere delle preziose formelle a scultura di marmo bianco che lo rivestono.

Avvicinandosi si potranno infatti apprezzare i 92 pannelli che decorano la stele in onore dello scienziato,  progettata dallo scultore Arturo Dazzi nel 1937, bloccata dalla guerra e successivamente completata nel 1959. 

Fra questi pannelli, raccolti sui 4 lati e raffiguranti: “Le danze, la caccia, le voci della radio, il Sabato Santo e canti  d’amore”, troviamo una grande scultura che raffigura un tema a noi molto caro: “Il Soccorso Aereo”. La grande sensibilità artistica dello scultore associò, evidentemente, la scoperta di Marconi, la comunicazione via radio, ad una delle sue applicazioni più preziose per la vita umana: la trasmissione di richieste di aiuto e l’ausilio al mezzo di soccorso nel rintracciare coloro che si trovano in situazioni di pericolo. Nell’Obelisco dedicato allo scopritore delle trasmissioni radio non poteva quindi mancare il Soccorso Aereo, bagliore di salvezza per l’uomo nell’oscurità della tragedia.   

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La particolarità che ci colpisce di questa scultura è che rappresenta due aviatori che, da   bordo di un idrovolante, soccorrono quattro persone (due donne e due uomini) traendole a bordo del velivolo. I particolari più evidenti del velivolo sono rappresentati da un grosso motore stellare in posizione molto prominente e da un paio di galleggianti a “scarpone”, il che, considerando l’epoca di progettazione della scultura, il 1938, ci induce a pensare che lo scultore abbia voluto rappresentare un’allegoria dei velivoli che a quell’epoca erano il simbolo del soccorso aereo: il Cant Z 501 “Gabbiano”, da tutti meglio conosciuto come “Mammajuto” ed il Cant Z 506 “Airone”.

 

 

 

 

 

 

 

 


Breve cronistoria dell’Obelisco Marconi

La progettazione di un monumento a Guglielmo Marconi, da erigersi nella Piazza Imperiale all’Esposizione Universale di Roma del 1942, fu affidata ad Arturo Dazzi dal Duce nel 1937, dopo la morte dello scienziato. L’opera fu iniziata l’anno seguente e poco dopo fu bloccata dalle vicende belliche. Anche la Versilia subì le conseguenze della guerra ed il cantiere di Forte dei Marmi dove Dazzi preparava l’opera, subì vari danni dai bombardamenti. Al termine della guerra non restavano che un’armatura in cemento armato, ufoto4.orign cantiere semidistrutto, un contratto non più valido e gli animi ancora troppo esasperati, per poter riparlare di Guglielmo Marconi. Solo nel 1953 con l’esposizione dell’agricoltura, si costituì un comitato per spingere il Governo nel riallacciare i rapporti con Dazzi, trovare i mezzi finanziari per ricostruire il cantiere e iniziare una pubblica raccolta di fondi. Ma ci vollero ancora due anni, dopo il parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, per ottenere il rinnovo del contratto e la posa del basamento. Stipulato il nuovo contratto, il cantiere proseguì l’opera dei trentadue colossali blocchi dell’obelisco. Tra il ’52 ed il ’57 l’artista scolpì il marmo come un’opera letteraria: vi rappresentò così “La Gioia, il Diluvio, la Caccia, la Pesca, la Danza … Momenti di  esaltazione umana e di calamità naturali, scene bibliche, favole, spaventi, realtà, poesia”.

L’obelisco, alto 45 metri e situato nella piazza rinominata  “Guglielmo Marconi”, fu inaugurato il 12 dicembre 1959 giusto in tempo per migliorare l’arredo urbano in occasione dei Giochi Olimpici di Roma del 1960.

Giacomo De Ponti


[1]Sotto il profilo urbanistico gli anni ’30 e ’40 erano periodi in cui l’innovativa architettura italiana disegnava intere città, in progetti artistici con rapporti armonici tra i volumi e le piazze ispirati alla grande pittura metafisica di De Chirico ed alla classicità Romana.

[2]Quello che nacque come luogo dell’ “Esposizione Universale di Roma” del 1942, o “EUR-42”, è dal 1965 il 32° quartiere di Roma, denominato “Quartiere XXXII-Europa”.